
Equipe multidisciplinare salva madre e feto durante operazione
Roma, 3 dicembre 2025 – All’ospedale Sant’Eugenio di Roma è stato eseguito un intervento neurochirurgico di straordinaria complessità: una giovane donna alla ventisettesima settimana di gravidanza, colpita da un meningioma di grandi dimensioni, è stata operata con successo mantenendo il feto in utero. Si tratta di un caso rarissimo a livello mondiale, reso possibile grazie al lavoro congiunto di un’équipe multidisciplinare composta da neurochirurghi, anestesisti, ginecologi e neonatologi.
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Il primario di Neurochirurgia, Stefano Signoretti, ha raccontato la delicatezza della scelta clinica: “Ci siamo trovati di fronte a un tumore voluminoso, stimolato dagli ormoni della gravidanza. Aspettare avrebbe significato rischiare un peggioramento rapido. Dopo due crisi epilettiche, la decisione di intervenire è stata inevitabile”. Durante l’operazione, durata quattro ore e mezza, il feto è stato monitorato costantemente e ha tollerato l’anestesia senza complicazioni.
La paziente, inizialmente con sintomi attribuiti a condizioni ostetriche, è stata sottoposta a risonanza magnetica che ha rivelato un meningioma frontale di circa otto centimetri. Con l’avanzare della gravidanza, il tumore ha iniziato a comprimere strutture encefaliche vitali, rendendo urgente l’intervento. La scelta di mantenere il feto in utero ha richiesto un coordinamento impeccabile tra le diverse specialità mediche.
Il decorso post-operatorio ha confermato la riuscita dell’intervento: la madre è stata dimessa e ha iniziato la riabilitazione, mentre il bambino, nato prematuro con un peso di circa 1,5 kg, è stato ricoverato in terapia intensiva neonatale. Oggi respira autonomamente e può ricevere le visite della madre.
Il primario di Ginecologia, Fabrizio Signore, ha sottolineato come la decisione di mantenere il feto in utero sia stata cruciale per garantire la massima sicurezza possibile. La collaborazione tra le équipe ha permesso di affrontare un caso che, per complessità e rarità, rappresenta un punto di riferimento nella letteratura medica.
Il dottor Massimo Galletti, responsabile degli anestesisti, e la dottoressa Camilla Gizzi, a capo dei neonatologi, hanno evidenziato il lavoro di squadra come elemento determinante. “In sala operatoria c’erano due vite da proteggere contemporaneamente. Ogni parametro materno e fetale è stato seguito con attenzione, ogni decisione presa con responsabilità condivisa”.
L’intervento ha dimostrato come la multidisciplinarietà sia la chiave per affrontare situazioni estreme. La capacità di integrare competenze diverse ha reso possibile un risultato che unisce scienza, tecnica e umanità. La madre e il bambino, oggi fuori pericolo, sono la testimonianza concreta di quanto la medicina possa raggiungere quando si lavora insieme.
Il Sant’Eugenio di Roma si conferma così un centro di eccellenza, capace di affrontare sfide cliniche uniche e di trasformarle in storie di speranza, come riporta il comunicato dell’Agenzia Dire. L’operazione non è stata solo un successo chirurgico, ma anche un messaggio di fiducia per tutte le famiglie che vivono la fragilità della malattia in gravidanza.

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