Umbria, preoccupanti dati sulla celiachia

Dagli ultimi dati emersi dalla relazione annuale al Parlamento sulla celiachia, si stima che tale patologia colpisca circa 3.000 soggetti nella nostra regione e, peraltro, il numero dei celiaci umbri risulta in costante aumento. Con molta probabilità, infatti, sarebbero ben 5.000 i celiaci umbri inconsapevoli di esserlo o ai quali la celiachia non sia stata ancora diagnosticata.

Ad oggi è ormai ben nota l’esistenza e la natura di tale patologia che, se non adeguatamente trattata, può provocare danni anche molti seri alla salute; si tratta di un’infiammazione cronica dell’intestino tenue che è scatenata, in soggetti geneticamente predisposti, dall’ingestione di glutine (ossia la frazione proteica alcool-solubile di alcuni cereali, quali frumento, orzo e segale). L’assunzione di alimenti contenenti glutine o tracce di glutine ha come conseguenza la scomparsa dei villi intestinali (che nell’individuo sano rivestono la parete dell’intestino e svolgono la funzione di assorbire dagli alimenti le sostanze nutritive essenziali). Nell’individuo celiaco i villi regrediscono e la mucosa intestinale viene danneggiata in misura proporzionale alla gravità dell’infiammazione, per cui l’intera superficie d’assorbimento delle sostanze nutritive si riduce o scompare, provocando scompensi e malnutrizione.

La celiachia è una patologia complessa, causata da fattori ereditari e ambientali e risulta caratterizzata da un quadro clinico estremamente variabile, che va da problemi intestinali con marcato dimagrimento a sintomi extraintestinali ed all’associazione con altre malattie autoimmuni. A differenza delle allergie al grano, la celiachia non viene indotta dal contatto epidermico con il glutine, ma esclusivamente dalla sua ingestione. Laddove non venga trattata, essa può portare a complicanze anche drammatiche, come il linfoma intestinale.

Al momento, l’unica terapia disponibile per i soggetti che ne siano affetti è la dieta aglutinata che va eseguita con rigore per tutta la vita.

La celiachia si manifesta spesso nell’infanzia dopo lo svezzamento, con il passaggio dal latte materno all’alimentazione contenente glutine. Qualora non diagnosticata, possono scaturirne disturbi della crescita e dello sviluppo; i bambini celiaci, infatti, sono spesso di corporatura esile e possono apparire denutriti. Ma tale patologia può comparire ad ogni età ed oggi, infatti, viene diagnosticata soprattutto tra gli adulti.

La diagnosi si effettua mediante dosaggi sierologici (analisi del sangue) di specifici anticorpi e biopsia dell’intestino tenue con il prelievo di un frammento di tessuto, per determinare l’atrofia dei villi intestinali attraverso l’esame istologico. Una volta diagnosticata in via definitiva, il celiaco ha diritto all’erogazione gratuita dei prodotti dietetici senza glutine indicati nell’apposito Registro del Ministero della Salute, attraverso il Servizio Sanitario Nazionale e fino a un tetto massimo di spesa.

In Italia la celiachia colpisce circa l’1% della popolazione, ma si calcola che circa 5 celiaci su 6 rimangano non riconosciuti; a livello globale, poi, essa risulta addirittura la più frequente intolleranza alimentare.

Per quanto riguarda invece il nostro territorio regionale, i dati relativi allo scorso anno rivelano che in Umbria, come detto, sono circa 3mila i soggetti celiaci: 2.114 donne e 858 uomini. Per la gran parte si tratta di adulti (2.672), ma vi sono anche 284 bambini entro i dieci anni di età e 16 bambini fino a tre anni e mezzo. Tali dati mostrano peraltro un costante aumento dei: infatti i soggetti affetti da celiachia erano 2.588 nel 2014 e 2.397 nel 2013.

In merito alla gestione ed alla cura della celiachia, occorrerebbe un ulteriore salto di qualità da parte delle strutture sanitarie umbre. Questo è ciò che è emerso pochi giorni fa secondo quanto esposto dall’Associazione italiana Celiaci nell’audizione in Commissione Sanità e Servizi Sociali dell’Assemblea legislativa dell’Umbria. Nel corso dell’audizione sono emerse problematiche riguardanti il percorso diagnostico e assistenziale dei celiaci, che non sono di facile individuazione per i medici di base. Sono state rilevate una notevole difficoltà di accesso agli esami, con relativo allungamento delle attese, nonché l’assenza di pediatri gastroenterologi nelle dotazioni organiche del servizio sanitario regionale.

L’AIC ha chiesto che vengano ridefiniti i centri di riferimento regionali per la diagnosi di celiachia, “con l’obiettivo di creare ambulatori dedicati alla gestione di questa patologia con percorsi differenziati per adulti e bambini”. In Umbria vi sono 8 centri, coincidenti con le gastroenterologie, ma servirebbero dei punti di riferimento adeguati nel trattamento di una malattia che interessa un numero di persone notevolmente superiore a quello censito, per poter migliorare la loro qualità di vita. Se in Italia la celiachia incide per l’1 % sulla popolazione, in Umbria mancherebbero infatti all’appello circa 5mila persone.

Sarebbe necessario – secondo il presidente dell’Aic Samuele Rossi ed il professor Giuseppe Castellucci – definire un percorso diagnostico terapeutico assistenziale per evitare rallentamenti nella diagnosi e per evitare sprechi sia per esami inutili (come gastroscopie e esami di laboratorio, spesso prescritti ma non necessari) sia per le prestazioni sanitarie; tutto ciò per evitare la creazione di liste di attesa lunghe e difficilmente gestibili a causa della mancanza di un percorso di accesso dedicato alla celiachia.

Per la diagnosi di celiachia, occorrerebbe dunque prevedere dei “percorsi preferenziali”. All’esito dell’audizione regionale, il presidente della commissione Attilio Solinas ha dunque dichiarato di tenere in debito conto tali necessità, soprattutto in sede di futura discussione del Piano sanitario regionale.

Sul questa ed altre problematiche, inoltre, l’Unione Nazionale Consumatori Umbria ricorda ai propri associati e a tutti gli interessati, che in data 8 aprile 2016, presso Palazzo Cesaroni (Regione Umbria – Sala della Partecipazione, ore 15.00 – 18.00), si svolgerà un’interessante tavola rotonda in tema di salute ed alimentazione dal titolo: “La salute si costruisce a tavola. Quale rapporto tra stato di salute e qualità dell’alimentazione?”.

In tal sede, saranno discussi temi importanti non solo dal punto di vista scientifico ma anche e soprattutto per i risvolti che possono avere sulla vita di ciascuno di noi. Posto il ruolo fondamentale che l’alimentazione svolge per il benessere della persona e per la qualità della vita, saranno affrontati i problemi derivanti dalla relazione tra salute e corretta alimentazione, con particolare accento ai rischi e le disinformazioni ai quali i consumatori sono spesso esposti.

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