Esperienze di pre-morte, scienza e coscienza a confronto

Dr. Manuel Monti

Esperienze di pre-morte, scienza e coscienza a confronto

Visioni luminose, sensazioni di pace profonda, percezioni extracorporee. Le esperienze di pre-morte, note come Nde (Near-Death Experience), coinvolgono migliaia di italiani e stanno emergendo come fenomeno clinico e culturale di rilievo. Secondo stime recenti, oltre 41 mila cittadini avrebbero vissuto episodi simili durante arresti cardiaci, stati comatosi o traumi gravi. Studi internazionali, come quelli del cardiologo olandese Pim van Lommel, ipotizzano che il numero reale possa superare i due milioni.

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In Italia, il tema ha iniziato a guadagnare attenzione solo negli ultimi anni, superando il tabù della morte. Le Nde si collocano al crocevia tra medicina, neuroscienze, psicologia e spiritualità, offrendo spunti di riflessione che travalicano i confini della scienza tradizionale. Il dottor Francesco Sepioni, medico d’urgenza dell’Asl Umbria 1, racconta di aver raccolto testimonianze ricorrenti nei reparti di emergenza: pazienti che riferiscono di aver osservato il proprio corpo dall’alto, attraversato tunnel luminosi o percepito una serenità inspiegabile.

Negli Stati Uniti, il fenomeno è oggetto di studio da oltre mezzo secolo, con protocolli scientifici consolidati. In Italia, invece, chi si è occupato di Nde è stato spesso marginalizzato. Lo conferma Davide De Alexandris, fondatore dell’associazione “Nders Odv”, nata nel 2023 per offrire supporto a chi ha vissuto queste esperienze e promuovere la formazione del personale sanitario. «Finalmente – afferma – si sta creando uno spazio di ascolto privo di pregiudizi, dove medici e pazienti possono confrontarsi».

Uno strumento fondamentale per l’analisi delle Nde è la scala di Greyson, che consente di valutare l’intensità e la natura delle esperienze vissute, distinguendole da semplici allucinazioni. Sepioni sottolinea che alcuni pazienti riportano dettagli verificabili, percepiti mentre il cervello risultava clinicamente inattivo. Questo aspetto rende il fenomeno rilevante anche dal punto di vista scientifico.

La riflessione coinvolge anche il mondo istituzionale. L’avvocato Laila Perciballi, Garante per i diritti degli anziani di Roma Capitale, evidenzia come la consapevolezza medica su questi temi possa offrire conforto, soprattutto alle persone più fragili. Le Nde, tuttavia, non riguardano solo gli anziani: anche bambini e adolescenti possono viverle, con conseguenze psicologiche significative. «È essenziale – spiega De Alexandris – che il personale sanitario sia preparato, perché un approccio inadeguato può generare disorientamento e sofferenza».

Per affrontare il tema in modo sistemico, il 18 ottobre si terrà a Roma, presso la Casa Bonus Pastor, il primo convegno europeo accreditato dal Ministero della Salute dedicato alle esperienze di pre-morte. L’iniziativa, promossa dalla Simedet (Società Italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica), vedrà la partecipazione di medici, neuroscienziati, filosofi, teologi e testimoni diretti. Saranno presentati dati aggiornati, ricerche e casi clinici documentati.

Il vicepresidente nazionale Simedet, Manuel Monti, definisce le Nde un ponte tra vita e morte, ma anche tra discipline diverse. «Chi ritorna da un’esperienza di pre-morte – osserva – mostra spesso maggiore empatia, meno timore e una rinnovata voglia di vivere». La sfida, conclude, è integrare queste esperienze nella pratica clinica, riconoscendone il valore umano e terapeutico.

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