scoperta apre nuove terapie per malattie autoinfiammatorie
Uno studio congiunto tra l’Università di Colonia e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha chiarito i meccanismi che inducono una rara malattia autoinfiammatoria infantile. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, ha rivelato che l’attivazione della proteina Sting, sensore chiave del sistema immunitario, rappresenta il requisito biochimico essenziale per avviare la morte cellulare programmata che porta le cellule a autodistruggersi. Questo processo incontrollato genera infiammazione cronica e costituisce la base della Savi, una vasculopatia genetica con esordio in età pediatrica.
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Il team guidato da Gianmaria Liccardi, junior group leader presso l’Istituto di Biochimica I e affiliato al Centre for Molecular Medicine Cologne e al Cecad Cluster of Excellence for Aging Research, ha scoperto che Sting attiva Zbp1, proteina responsabile della necroptosi, un tipo di morte cellulare programmata. La scoperta stabilisce un legame diretto tra questa forma di autodistruzione cellulare e l’insorgenza di malattie infiammatorie gravi.
Lo studio ha confermato che nei pazienti affetti da Savi si osserva un’anomala attivazione della morte cellulare programmata. Analisi condotte su campioni clinici in collaborazione con il Bambino Gesù hanno fornito prove concrete di questo meccanismo. Nei modelli animali, il blocco della necroptosi ha alleviato i sintomi, ridotto la gravità della malattia e aumentato significativamente la sopravvivenza, suggerendo possibili strategie terapeutiche innovative.
Secondo Liccardi, Sting non è solo regolatore della risposta immunitaria, ma motore diretto della morte cellulare infiammatoria, aprendo la strada a trattamenti mirati che modulino la necroptosi. Questo approccio terapeutico potrebbe estendersi oltre la Savi a una serie di malattie autoinfiammatorie legate alla stessa proteina, attualmente prive di cura efficace.
Antonella Insalaco, dell’unità di Reumatologia del Bambino Gesù e chair del working party sulle malattie autoinfiammatorie della PReS, sottolinea che le malattie rare come la Savi rappresentano una sfida clinica complessa, superabile solo grazie alla collaborazione tra centri di ricerca e ospedali pediatrici. L’integrazione tra competenze di laboratorio e cliniche è essenziale per tradurre scoperte molecolari in terapie concrete per i piccoli pazienti.
La collaborazione internazionale che ha reso possibile lo studio ha coinvolto gruppi di ricerca tedeschi esperti in morte cellulare e infiammazione, coordinati da Liccardi, insieme a ricercatori clinici italiani del Bambino Gesù specializzati in reumatologia pediatrica e malattie autoimmuni. Fabrizio De Benedetti, responsabile dell’unità complessa di Reumatologia del Bambino Gesù, evidenzia come giovani ricercatori brillanti, sostenuti da istituzioni d’eccellenza, possano offrire contributi fondamentali alla società, trasformando risultati scientifici in benefici clinici concreti.
Lo studio rappresenta una svolta nella comprensione dei meccanismi alla base delle malattie autoinfiammatorie infantili, fornendo una nuova prospettiva terapeutica per la Savi e potenzialmente per altre sindromi genetiche rare, offrendo speranza ai pazienti e alle famiglie coinvolte.
(Com-Fil/Adnkronos Salute)

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