Parkinson, nuova terapia riduce le dosi giornaliere di cura

Levodopa-carbidopa modificata ottiene il via libera dell’Ema

📌 FLASH NEWS – Parkinson, via libera Ema alla levodopa-carbidopa a rilascio modificato. Secondo Fabrizio Stocchi può ridurre le somministrazioni giornaliere e mantenere livelli più stabili del farmaco, limitando i periodi Off motori gravi.


Una nuova formulazione per le fluttuazioni motorie

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Una nuova formulazione di levodopa-carbidopa a rilascio modificato punta a rendere più stabile nel corso della giornata la presenza del farmaco nell’organismo e a ridurre il numero delle somministrazioni necessarie per i pazienti con malattia di Parkinson. La combinazione, denominata Hopledo, ha recentemente ottenuto l’approvazione dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) per il trattamento delle fluttuazioni motorie associate alla patologia.

A illustrare le caratteristiche della formulazione è Fabrizio Stocchi, professore ordinario di Neurologia presso l’Università San Raffaele di Roma e responsabile della ricerca clinica sui Disturbi del movimento e del Centro per Ricerca e Cura della Malattia di Parkinson.

L’elemento centrale dell’innovazione riguarda il sistema attraverso il quale la levodopa viene resa disponibile all’organismo. Una parte della sostanza agisce rapidamente, mentre la restante quota viene rilasciata progressivamente, con l’obiettivo di mantenere livelli plasmatici più costanti per diverse ore.

Il 25 per cento viene rilasciato immediatamente

Secondo quanto spiegato da Fabrizio Stocchi, la formulazione presenta un meccanismo farmaceutico articolato in due fasi. Il 25 per cento della levodopa viene rilasciato immediatamente, permettendo al paziente di ottenere l’effetto iniziale della compressa nell’arco di circa mezz’ora o tre quarti d’ora.

La parte restante è invece contenuta in pellets destinati a essere liberati lentamente nel piccolo intestino. Questo meccanismo consente, secondo l’esperto, di mantenere il livello plasmatico del principio attivo stabile per circa quattro o cinque ore.

La conseguenza pratica riguarda soprattutto la frequenza delle assunzioni. Un paziente costretto con le formulazioni tradizionali a prendere levodopa ogni due ore, arrivando quindi a cinque-sette somministrazioni nell’arco della giornata, potrebbe passare con il rilascio modificato a tre o quattro dosi quotidiane.

L’obiettivo è ridurre i periodi Off

La maggiore stabilità dei livelli del farmaco assume particolare rilievo nella gestione delle cosiddette fluttuazioni motorie, uno dei problemi che possono manifestarsi durante il decorso della malattia di Parkinson.

Fabrizio Stocchi distingue i periodi definiti tecnicamente On, durante i quali il controllo dei sintomi è soddisfacente, dai periodi Off, caratterizzati invece da una riduzione dell’efficacia terapeutica e dalla ricomparsa o accentuazione delle difficoltà motorie.

Con le formulazioni tradizionali, la concentrazione della levodopa nel sangue può oscillare, raggiungendo prima valori elevati e successivamente livelli troppo bassi. Queste variazioni possono accompagnarsi all’alternanza tra fasi positive e negative e allo sviluppo di movimenti involontari.

Il rilascio modificato è stato sviluppato proprio con l’obiettivo di limitare queste oscillazioni, mantenendo una disponibilità più uniforme del farmaco durante l’intervallo tra le diverse somministrazioni.

La levodopa resta alla base della terapia

La levodopa rappresenta uno dei cardini del trattamento della malattia di Parkinson. Fabrizio Stocchi sottolinea che viene assunta sostanzialmente da tutti i pazienti e costituisce la base della terapia, alla quale possono successivamente essere associati altri medicinali.

La carbidopa, presente nella nuova combinazione, svolge invece il compito di bloccare il metabolismo periferico della levodopa, contribuendo così alla gestione farmacologica del trattamento.

Uno dei principali limiti delle formulazioni disponibili da decenni riguarda però la durata relativamente breve dei livelli plasmatici. Secondo Stocchi, con le compresse tradizionali la concentrazione del farmaco nel sangue tende a non mantenersi oltre circa due ore e mezza.

Con il progredire della malattia può quindi diventare necessario aumentare progressivamente la frequenza delle somministrazioni, fino ad arrivare ad assumere levodopa ogni due ore, due ore e mezza o, al massimo, ogni tre ore.

Le conseguenze delle assunzioni frequenti

La necessità di assumere numerose compresse nell’arco della stessa giornata rappresenta un problema non soltanto dal punto di vista organizzativo. La breve durata dell’effetto può infatti determinare variazioni significative della concentrazione del farmaco.

Ai picchi più elevati possono seguire rapidamente livelli insufficienti. È questa alternanza, secondo quanto illustrato dal neurologo, a contribuire alla comparsa delle fluttuazioni dei sintomi motori.

Il paziente può quindi attraversare momenti nei quali riesce a controllare adeguatamente i propri movimenti e altri nei quali l’efficacia terapeutica diminuisce. La possibilità di prolungare e rendere più uniforme la disponibilità della levodopa mira dunque non soltanto a ridurre il numero delle compresse, ma anche a intervenire sulla continuità della risposta terapeutica.

Balsamo: attenzione alla qualità della vita

Sul via libera europeo è intervenuta anche Rossella Balsamo, Medical Affairs & Regulatory Zambon Italia e Svizzera, che ha collegato l’approvazione della combinazione levodopa-carbidopa a rilascio modificato all’impegno dell’azienda nel settore delle neuroscienze.

Secondo i dati richiamati da Balsamo, le fluttuazioni motorie interesserebbero circa l’80 per cento dei pazienti con malattia di Parkinson entro dieci anni dall’esordio. La nuova terapia punta quindi a rispondere alla necessità di gestire un problema che può assumere un peso crescente nel corso della patologia.

Le oscillazioni motorie possono condizionare in maniera significativa l’organizzazione della vita quotidiana. I pazienti alternano infatti periodi nei quali i sintomi risultano controllati ad altri nei quali possono tornare improvvisamente evidenti nonostante il trattamento.

La giornata condizionata dagli orari della terapia

La presenza delle fasi Off può incidere direttamente sulle attività quotidiane e, nei momenti più problematici, compromettere la capacità del paziente di muoversi. Questo significa dover programmare impegni e attività anche sulla base degli orari delle terapie e dei periodi nei quali il controllo dei sintomi risulta migliore.

Rossella Balsamo richiama in particolare i periodi definiti “good on”, cioè le fasi nelle quali la terapia permette un controllo soddisfacente della sintomatologia. L’obiettivo di una formulazione capace di garantire una maggiore stabilità farmacologica è quindi quello di intervenire anche sulla gestione concreta della giornata.

La prospettiva riguarda non soltanto le persone affette dalla malattia di Parkinson, ma anche i caregiver, che partecipano quotidianamente all’assistenza e devono spesso organizzare tempi e attività in funzione dell’andamento dei sintomi e delle somministrazioni farmacologiche.

Il via libera dell’Agenzia europea dei medicinali

L’approvazione dell’Ema rappresenta il passaggio regolatorio indicato per la nuova combinazione levodopa-carbidopa a rilascio modificato Hopledo, destinata al trattamento delle fluttuazioni motorie nella malattia di Parkinson.

Il principio alla base della formulazione consiste nel combinare un rilascio iniziale rapido con una successiva liberazione prolungata della levodopa. In questo modo si punta a ottenere contemporaneamente un avvio relativamente veloce dell’effetto farmacologico e una maggiore durata dei livelli plasmatici.

Per i pazienti che necessitano di somministrazioni molto frequenti, il nuovo schema può quindi consentire una riduzione del numero delle dosi giornaliere, passando, secondo quanto illustrato da Fabrizio Stocchi, dalle cinque-sette assunzioni possibili con gli schemi più frequenti a tre-quattro somministrazioni al giorno.

Il punto centrale resta la gestione delle fluttuazioni motorie: mantenere livelli più costanti di levodopa significa puntare a diminuire i periodi Off e a rendere più regolare il controllo dei sintomi durante la giornata, con possibili ricadute sulla gestione quotidiana della malattia e sulla qualità della vita dei pazienti e delle persone che li assistono.

Fonte: Red/Adnkronos

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