Tumore del rinofaringe, ricerca e reti per cure più efficaci

Tumore del rinofaringe, ricerca e reti per cure più efficaciIl Policy Brief indica priorità per diagnosi, ricerca e cure

📌 FLASH NEWS – Più ricerca europea, cooperazione con la Cina e reti tra centri specializzati: sono le priorità emerse oggi a Roma sul tumore rinofaringeo, patologia rara che richiede diagnosi precoce e una presa in carico multidisciplinare.


Il Policy Brief presentato a Roma

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Rafforzare gli studi condotti sui pazienti europei, sviluppare la collaborazione scientifica con la Cina e costruire reti cliniche capaci di collegare centri altamente specializzati e strutture territoriali. Sono le principali indicazioni emerse oggi a Roma durante la presentazione del Policy Brief “Tumore rinofaringeo in Italia: evidenze, bisogni dei pazienti e prospettive future”.

Il documento è stato realizzato da Teha Group, con il contributo non condizionante di Leo Pharma, attraverso un percorso avviato nel 2026 e sviluppato con un gruppo multidisciplinare di esperti nazionali. All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, specialisti e associazioni dei pazienti.

Il Policy Brief raccoglie le principali evidenze disponibili e individua gli ambiti ritenuti prioritari per migliorare diagnosi, assistenza e trattamenti di una neoplasia rara, ma caratterizzata da specifiche esigenze cliniche e organizzative.

Bossi: servono maggiori evidenze europee

Gran parte delle conoscenze impiegate oggi nel trattamento del tumore rinofaringeo proviene da studi realizzati sulle popolazioni asiatiche, nelle quali la malattia presenta una diffusione e alcune cause differenti rispetto a quelle osservate in Europa.

Paolo Bossi, direttore dell’Oncologia medica II di Humanitas Rozzano, ha sottolineato la necessità di portare la ricerca anche nei contesti europeo e italiano, dove la patologia non è endemica e si manifesta con minore frequenza.

Secondo l’oncologo, trasferire automaticamente i risultati ottenuti in una popolazione a pazienti con caratteristiche differenti può produrre elementi di imperfezione. Non è infatti certo che un trattamento studiato in un’area asiatica produca gli stessi risultati alle latitudini europee.

Lo sviluppo di ricerche specifiche permetterebbe di acquisire dati maggiormente rappresentativi e di individuare strategie capaci di migliorare la prognosi dei pazienti europei affetti da tumore rinofaringeo.

La cooperazione scientifica tra Italia e Cina

Un ulteriore contributo potrebbe arrivare da una collaborazione più stretta tra Italia e Cina. In alcune zone cinesi la neoplasia è molto più frequente rispetto all’Italia e agli altri Paesi europei. Esistono anche ospedali dedicati specificamente al cancro del rinofaringe.

Per Paolo Bossi, la cooperazione consentirebbe ai ricercatori asiatici di studiare le caratteristiche assunte dalla malattia nei territori in cui risulta meno diffusa. Potrebbe inoltre favorire l’analisi dei tumori sviluppati dalle persone emigrate dai contesti asiatici verso Paesi come l’Italia.

I centri europei avrebbero invece l’opportunità di approfondire tipologia e biologia della neoplasia, passando dalla genomica ai profili molecolari fino alle caratteristiche dei trattamenti curativi. Lo scambio di conoscenze avrebbe come obiettivo l’aumento delle probabilità di cura nei diversi gruppi di pazienti.

Diagnosi e terapia richiedono più specialisti

La gestione multidisciplinare è stata indicata come un elemento essenziale del percorso assistenziale. Giuseppe Mercante, ordinario di Otorinolaringoiatria all’Università di Bologna e direttore dell’Unità operativa di Otorinolaringoiatria e Audiologia dell’Irccs Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna, Policlinico Sant’Orsola, ha evidenziato il ruolo del lavoro di squadra.

La diagnosi non può dipendere esclusivamente dalla valutazione dell’otorinolaringoiatra. Le informazioni devono essere integrate con le competenze del patologo e del radiologo. Dopo l’accertamento della malattia, le opportunità terapeutiche devono essere discusse collegialmente.

Nel percorso entrano quindi il radioterapista, l’oncologo, lo psicologo e il nutrizionista. Il confronto tra queste figure consente di valutare in modo coordinato le possibili terapie e, secondo Mercante, ha dimostrato un vantaggio nel miglioramento della prognosi.

Una rete tra centri hub e strutture spoke

La rarità del tumore rende difficile per un singolo centro maturare una casistica sufficiente a raggiungere risultati ottimali. Per ridurre le differenze territoriali e offrire percorsi più omogenei, Mercante propone una maggiore condivisione dei dati e delle esperienze tra le strutture specializzate.

Il modello indicato prevede una rete tra centri hub e centri spoke. Gli hub dovrebbero raccogliere la casistica, esaminare le informazioni e definire le indicazioni cliniche. Le strutture spoke potrebbero occuparsi della gestione successiva del paziente, compresi il follow-up e i controlli dopo le cure.

Questa organizzazione permetterebbe di concentrare le competenze sui casi più complessi e, nello stesso tempo, di garantire la continuità dell’assistenza anche attraverso i presidi più vicini ai pazienti.

L’impatto sulla popolazione in età lavorativa

Daniela Bianco, partner di Teha Group e responsabile della Practice Healthcare & Life Sciences, ha richiamato l’impatto sociale ed economico della patologia. Il tumore rinofaringeo appartiene alle neoplasie della testa e del collo, ma presenta caratteristiche specifiche legate all’età di insorgenza e ai fattori coinvolti nel suo sviluppo.

La malattia può interessare persone in età produttiva e può essere collegata alla genetica, ai fattori ambientali e agli stili di vita. Secondo i dati riportati nel documento, l’impatto sulla popolazione italiana in età lavorativa si avvicina a 58 milioni di dollari, con quasi quattro anni di vita persi nella fascia compresa sostanzialmente tra i 30 e i 65 anni.

Il peso socioeconomico potrebbe crescere con l’aumento dei lungo-sopravviventi, l’invecchiamento della popolazione e l’innalzamento dell’età pensionabile. Da qui la richiesta di investire nella diagnosi precoce e in una presa in carico multidisciplinare e continuativa, anche perché questi pazienti risultano spesso difficili da diagnosticare.

Assistenza centrata sui bisogni del paziente

Paolo Pisani, presidente nazionale dell’Associazione italiana laringectomizzati, ha posto l’attenzione sulle difficoltà di accesso a percorsi oncologici strutturati e interdisciplinari. Il paziente, ha sostenuto, deve poter ricevere cure multidisciplinari, informazioni adeguate e sostegno durante tutte le fasi della malattia.

Il supporto delle associazioni riguarda anche le conseguenze psicologiche, sociali e interpersonali legate alla scoperta di una patologia oncologica. La centralità del paziente viene quindi indicata come il criterio sul quale costruire l’organizzazione dell’assistenza.

I dati italiani sulla neoplasia rara

Il tumore rinofaringeo rimane una malattia rara, ma l’Italia presenta un’incidenza di 0,88 casi ogni 100.000 abitanti, collocata tra i valori più elevati dell’Unione europea.

Il Paese registra inoltre il più alto numero assoluto di persone viventi con una diagnosi ricevuta nei cinque anni precedenti. Questi dati sostengono la richiesta di nuove evidenze scientifiche, reti assistenziali coordinate e percorsi capaci di accompagnare il paziente dalla diagnosi ai controlli successivi alle cure.

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