PrEP, accesso ed equità al centro delle scelte delle Regioni
📌 FLASH NEWS – La PrEP supera il 99% di efficacia nella prevenzione dell’HIV. Anna Maria Cattelan indica nelle Regioni il motore per ampliare accesso, equità e innovazione, mentre le terapie migliorano aspettativa e qualità di vita attuale.
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La PrEP rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per prevenire nuove infezioni da HIV, con risultati superiori al 99% negli studi clinici. A sottolinearne il ruolo è Anna Maria Cattelan, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive Tropicali dell’Azienda Ospedale Università di Padova, intervenuta sul cambiamento prodotto dalla profilassi pre-esposizione e sulle prospettive della prevenzione.
Secondo Cattelan, una diffusione più capillare della PrEP tra le popolazioni maggiormente esposte al rischio potrebbe incidere in maniera significativa sulla riduzione delle nuove infezioni. Pur non essendo un vaccino, la profilassi viene considerata, per la capacità preventiva raggiunta, uno strumento di particolare rilievo nella strategia contro l’HIV.
Una prevenzione che punta a ridurre le nuove infezioni
La profilassi pre-esposizione prevede l’assunzione di farmaci antiretrovirali da parte di persone HIV negative esposte a un rischio più elevato di infezione. L’obiettivo è impedire che il virus riesca a stabilire l’infezione nell’organismo.
La sua efficacia, evidenziata dagli studi clinici richiamati da Cattelan, supera il 99% quando il trattamento viene seguito secondo le indicazioni mediche. Da qui l’importanza di rendere questo strumento disponibile in maniera estesa, soprattutto nei gruppi per i quali il rischio di esposizione risulta maggiore.
L’accesso alla PrEP diventa quindi parte di una strategia più ampia che comprende prevenzione, assistenza sanitaria e percorsi capaci di raggiungere le persone sul territorio.
Terapie antiretrovirali e aspettativa di vita
Parallelamente alla prevenzione, sono profondamente cambiate anche le prospettive per le persone che vivono con HIV. Le terapie antiretrovirali disponibili consentono oggi, secondo Cattelan, di raggiungere un’aspettativa di vita praticamente sovrapponibile a quella delle persone senza infezione.
I trattamenti sono diventati più semplici, meglio tollerati e caratterizzati da un numero limitato di effetti collaterali anche nel lungo periodo. Questo progresso permette di spostare l’attenzione non soltanto sulla durata della vita, ma anche sulla sua qualità.
La gestione clinica deve infatti considerare l’invecchiamento delle persone con HIV e le eventuali comorbilità, affrontando il paziente nella sua complessità e non limitandosi al solo controllo dell’infezione.
Le Regioni chiamate a garantire accesso ed equità
Un ruolo determinante viene attribuito alle Regioni, considerate il livello istituzionale capace di trasformare le possibilità offerte dalla PrEP in percorsi concretamente accessibili sul territorio.
Secondo Cattelan, le amministrazioni regionali possono intervenire sull’accesso, sull’equità e sull’innovazione, organizzando servizi che consentano alla prevenzione di raggiungere in maniera efficace le persone e le comunità maggiormente esposte.
L’investimento di risorse nella prevenzione viene indicato come una scelta in grado di produrre effetti anche nel medio e lungo periodo. L’obiettivo è ridurre progressivamente il numero delle nuove infezioni attraverso una maggiore diffusione della PrEP e una gestione integrata dei percorsi di cura.
Prevenzione e assistenza verso un modello integrato
La prospettiva delineata mette insieme prevenzione delle nuove infezioni e qualità della vita delle persone già in trattamento. Da una parte la PrEP consente di intervenire prima che l’infezione avvenga, dall’altra le moderne terapie antiretrovirali permettono di gestire l’HIV con risultati sempre più favorevoli.
Il passaggio successivo riguarda la capacità dei sistemi sanitari regionali di rendere questi strumenti realmente disponibili e omogenei, garantendo percorsi di assistenza e prevenzione capaci di accompagnare le persone nel tempo.

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