
La svolta per le terapie mediche arriva da un centro di Roma
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Roma, 16 06 2026 – La sindrome dell’ovaio policistico non si chiama più così. Dopo un lungo processo di consenso internazionale, pubblicato su “The Lancet”, la patologia viene ridefinita come sindrome ovarica poliendocrino-metabolica (Pmos). Il nuovo termine, Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome, sostituisce ufficialmente l’acronimo Pcos e sposta il baricentro dalla sola morfologia ovarica alla natura endocrino-metabolica sistemica del disturbo.
In Italia, tra le voci che hanno commentato il passaggio c’è Roberto Baldelli, direttore dell’Uosd di Endocrinologia dell’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma e membro del gruppo internazionale Egoi-Pcos. Baldelli sottolinea che, nella pratica clinica, il cambio di definizione “modifica in profondità l’approccio terapeutico”, perché riconosce la sindrome come condizione multifattoriale che coinvolge numerosi assi ormonali e l’intero metabolismo.
Chi riguarda e cosa cambia nella diagnosi
La Pmos interessa circa una donna su otto in età fertile, con una stima globale di oltre 170 milioni di persone. Finora la diagnosi era incardinata su criteri che combinavano irregolarità ovulatorie, iperandrogenismo e aspetto policistico delle ovaie. Il nuovo inquadramento non stravolge i criteri clinici, ma ne rilegge il significato: l’ovaio viene considerato organo bersaglio di una condizione metabolica, sostenuta da insulino-resistenza, iperinsulinemia compensatoria e squilibri di più assi endocrini. In questo quadro, l’infertilità resta uno dei motivi principali di accesso al ginecologo. Tuttavia, il consenso internazionale insiste sul fatto che la sindrome non può più essere gestita come problema esclusivamente riproduttivo. Il nuovo nome, infatti, mira a evitare fraintendimenti legati al termine “cisti”, che non descrive vere lesioni patologiche, e a rendere evidente la componente sistemica, con ricadute su rischio diabetico, cardiovascolare e sulla salute a lungo termine.
Dove si costruisce il nuovo modello assistenziale
Il processo di ridefinizione è stato coordinato dalla Monash University australiana, con il coinvolgimento di 56 organizzazioni accademiche, cliniche e di pazienti di tutti i continenti. Parallelamente, in Italia si sta consolidando una rete di centri dedicati, tra cui il San Camillo di Roma, indicato come primo ambulatorio pubblico specificamente strutturato sulla patologia. In questi contesti, l’assistenza viene organizzata in modo multidisciplinare. Accanto al ginecologo operano endocrinologi, nutrizionisti e, sempre più spesso, cardiologi e dermatologi. L’obiettivo è seguire la paziente lungo tutto l’arco della vita, dalla diagnosi in età adolescenziale fino alla prevenzione delle complicanze metaboliche e cardiovascolari in età adulta.
Perché il peso, lo stile di vita e il metabolismo diventano centrali
Secondo Baldelli, il peso corporeo, lo stile di vita e l’alimentazione rappresentano l’asse preponderante della sindrome. Più della metà delle pazienti si presenta con sovrappeso o obesità franca; la normalizzazione del peso consente spesso di ridurre in modo significativo l’insulino-resistenza, migliorando sia il quadro ormonale sia la risposta alle terapie farmacologiche. La nuova definizione Pmos rende esplicito questo legame. Il termine “poliendocrino” richiama il coinvolgimento di più ormoni, dall’insulina agli androgeni, mentre “metabolica” evidenzia il ruolo dei dismetabolismi glucidici e lipidici, delle dislipidemie e del rischio cardiovascolare. In continuità, “ovarica” mantiene il riferimento alla sfera riproduttiva, ma senza ridurre la sindrome a un problema ecografico. In pratica, la gestione clinica viene ripensata su due binari paralleli. Da un lato, la correzione dei fattori di rischio metabolico attraverso dieta, attività fisica strutturata e, quando indicato, farmaci per l’obesità o per la regolazione glicemica. Dall’altro, il trattamento mirato dei sintomi ginecologici, dermatologici e della fertilità, con schemi terapeutici personalizzati.
Verso un approccio terapeutico integrato e di lungo periodo
Il consenso internazionale sottolinea che la Pmos deve essere considerata una sindrome cronica, con impatto sulla qualità di vita e sul rischio di malattie future. Per questo, l’implementazione del nuovo nome è accompagnata da una strategia globale che prevede formazione degli operatori sanitari, aggiornamento delle linee guida, revisione delle classificazioni nosologiche e campagne di informazione rivolte alle pazienti. In Italia, i gruppi di lavoro che da anni sostenevano la natura endocrino-metabolica della ex Pcos leggono il cambio di nomenclatura come un riconoscimento formale di questa visione. La prospettiva, ora, è che la Pmos diventi un modello di patologia “sentinella”: una condizione che, comparendo in giovane età, consente di intercettare precocemente vulnerabilità metaboliche e cardiovascolari e di impostare interventi preventivi strutturati.
In conclusione, il passaggio da Pcos a sindrome ovarica poliendocrino-metabolica non è un semplice esercizio terminologico. È, piuttosto, la formalizzazione di un cambio di paradigma: dalla malattia dell’ovaio alla sindrome sistemica, dalla gestione episodica alla presa in carico continuativa, dal singolo specialista a un team integrato che mette al centro metabolismo, ormoni e salute globale della donna.
(Red/Adnkronos)

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