Ipertensione arteriosa mascherata – dottor Paolo Verdecchia

In un recentissimo studio sull’ipertensione mascherata (2), sulla base dei dati raccolti da 1010 soggetti sani statunitensi con età uguale o maggiore di 21 anni

Ipertensione arteriosa mascherata – dottor Paolo Verdecchia

L’impatto enorme dell’ipertensione arteriosa sulla salute pubblica e la dimostrazione dei benefici assai rilevanti del suo trattamento hanno portato all’impiego di metodi standard internazionali per la misurazione della pressione arteriosa (PA).  La misurazione in studio, o misurazione clinica della pressione arteriosa, (CBP), prevede un paziente seduto e rilassato per 5 minuti prima della misurazione che deve essere verificata nell’arto non dominante per 3 volte consecutive, almeno distanti l’una dall’altra di un minuto, determinando il valore dalla media di almeno le due ultime misurazioni. In realtà, nella pratica quotidiana raramente viene usato tanto rigore. Perciò hanno acquisito importanza la misurazione ambulatoriale continua per 24 ore della pressione arteriosa (ABPM)  e il controllo domiciliare della pressione arteriosa (HBPM).
Numerosi studi hanno dimostrato che la media pressoria ottenuta dalla ABPM è fortemente predittiva del danno d’organo, degli esiti cardiovascolari e della mortalità rispetto al controllo clinico, particolarmente considerando i valori notturni registrati mentre il paziente dorme. I valori pressori rilevati dal medico (CBP) e quelli derivati dal monitoraggio continuo delle 24 ore (ABPM) sono  spesso difformi e le linee guida internazionali hanno adottato  una definizione di ipertensione arteriosa con soglia diversa per la misurazione clinica o con la misurazione continua ambulatoriale, rispettivamente la prima (CBP) quando la PA è maggiore o uguale a 140/90 mm Hg  e la seconda (ABPM) quando il suo valore medio diurno supera o è uguale  a 135/85 mm Hg, con valori notturni medi uguali o superiori a 120/70 mm Hg e con una media giornaliera pari o maggiore di 130/80 mm Hg. E’ da notare che queste conclusioni sono state tratte da studi che avevano coinvolto pazienti con CBP nota.
Un editoriale apparso su Circulation (1) nota che non è sempre vero che la ABPM è inferiore alla CBP. In alcuni soggetti affetti da ipertensione mascherata succede il contrario: una normale CBP può nascondere una ABPM elevata. Questo crea preoccupazione poiché l’ipertensione mascherata è associata con un rischio più elevato di malattie cardiovascolari rispetto  all’ipertensione da camice bianco ed è simile  a quello determinato da una ipertensione confermata.
In un recentissimo studio sull’ipertensione mascherata (2), sulla base dei dati raccolti da 1010 soggetti sani statunitensi con età uguale o maggiore di 21 anni, senza malattie CV note, non trattati per ipertensione, con una PA  inferiore a 160/105 mm Hg, è stato evidenziato che la ABPM portava a registrare una pressione diurna media maggiore rispetto alla CBP di 10,3/7,4  mm Hg con una media sulle 24 ore di 7/2 mm Hg maggiore rispetto alla CBP: la differenza, soprattutto della pressione sistolica,  era più pronunciata nei giovani adulti e diminuiva con l’età, ed era meno pronunciata con l’incremento del BMI. La conclusione degli autori è stata che nelle persone di mezza età, apparentemente sane, la CBP può non essere sempre più elevata della ABPM. Infatti gli ipertesi con la CBP   erano il 5,3% dei soggetti sottoposti a screening, contro il 19,2% di quelli con la ABPM: di questi il 15,7% avevano una CBP normale.
Questi dati concordano con l’ipotesi che la prevalenza dell’ipertensione mascherata sia presente in circa il 25% dei soggetti ipertesi (1), specialmente nei giovani e nelle persone con pressione arteriosa borderline, ed anche maggiore in fumatori e diabetici. Il cambio di direzione (CBP che diventa maggiore di ABPM) sembra intervenire intorno ai 50 anni,  con l’ipertensione mascherata che è più comune nei giovani, rispetto all’ipertensione da camice bianco maggiore  negli anziani. La CBP è comunque superiore in ogni età rispetto al monitoraggio individuale al proprio domicilio (HBPM), probabilmente per le modalità di rilevazione diverse da quello che avviene di routine in uno studio medico e più vicine alla metodologia ideale di rilevazione.
Come regolarsi quindi per definire un soggetto iperteso?
Non è semplice. Dato per scontato che la ABPM è senza equivoci un predittore migliore del rischio rispetto alla valutazione clinica e che la CBP può indurre errori nella classificazione dei soggetti per sovra e sottostima degli ipertesi, si può considerare ancora la CBP sufficiente per diagnosi e monitoraggio della pressione arteriosa. Il NICE afferma nelle più recenti linee guida che la ABPM debba essere utilizzata per confermare la diagnosi di ipertensione arteriosa, parere condiviso dalla statunitense USPSTF; il monitoraggio ambulatoriale al domicilio del paziente (HBPM) può essere una alternativa. La sfida è diagnosticare l’ipertensione mascherata, più frequente nei giovani, maschi, snelli e con una  CBC ai limiti superiori del range normale e per diagnosticarla si può ottenere un’idonea stratificazione  con ABPM o HBPM.
Fonte: Univadis.it  (http://www.sumai-napoli.it)

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