Sclerosi multipla: Bavisant ripara i danni al sistema nervoso

Sclerosi multipla: Bavisant ripara i danni al sistema nervoso

Svolta scientifica a Milano: il farmaco che rigenera la mielina

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Una scoperta rivoluzionaria destinata a cambiare la storia clinica della sclerosi multipla progressiva emerge dai laboratori dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Un consorzio internazionale di scienziati ha individuato una molecola, già nota per altri scopi terapeutici, capace di innescare processi di autoriparazione del sistema nervoso centrale. Si tratta del bavisant, un composto che ha superato una selezione rigorosissima tra oltre 1.500 farmaci già approvati, dimostrando per la prima volta una doppia azione simultanea: la protezione dei neuroni e la rigenerazione della guaina mielinica.

Il tunnel del vento delle terapie: IA e cellule staminali

Il successo di questa ricerca non è frutto del caso, ma dell’impiego di una piattaforma tecnologica senza precedenti. I ricercatori hanno creato una sorta di “tunnel del vento” per i farmaci, integrando la potenza dell’intelligenza artificiale con modelli biologici costruiti a partire dalle cellule staminali dei pazienti. Questo approccio sistematico ha permesso di testare migliaia di combinazioni in tempi record, identificando con precisione millimetrica quali sostanze fossero in grado di interagire positivamente con il tessuto cerebrale danneggiato dalla sclerosi multipla.

La sfida della forma progressiva e il bisogno di risposte

La sclerosi multipla progressiva rappresenta la variante più aggressiva e invalidante della patologia, colpendo oltre un milione di persone a livello globale e circa 20.000 solo in Italia. A differenza delle forme a ricadute e remissioni, la versione progressiva è caratterizzata da un deterioramento costante delle fibre nervose. Il fallimento dei meccanismi naturali di rimielinizzazione porta a una perdita inarrestabile delle capacità motorie, cognitive e visive. Fino ad oggi, la medicina non disponeva di armi efficaci per bloccare questo processo degenerativo, rendendo la scoperta del bavisant un punto di svolta atteso da decenni.

Bavisant: da farmaco per il sonno a speranza per i neuroni

Il candidato selezionato, bavisant, era originariamente studiato per il trattamento dei disturbi della veglia. Essendo un farmaco di “riposizionamento” (repurposed drug), possiede un profilo di sicurezza già ampiamente documentato nell’uomo. Questo dettaglio non è trascurabile: significa che i tempi per arrivare alla sperimentazione clinica sui pazienti saranno drasticamente ridotti, saltando anni di test preliminari sulla tossicità. Nei modelli sperimentali, il bavisant agisce come un antagonista del recettore istaminico H3, stimolando le cellule produttrici di mielina a riparare i “cortocircuiti” nervosi provocati dalla malattia.

Un’alleanza mondiale guidata dal San Raffaele di Milano

Il progetto, denominato BRAVEinMS, è stato coordinato da Milano e ha visto la collaborazione dei più prestigiosi centri di ricerca mondiali, dal Paris Brain Institute alla University of California San Francisco. Questa sinergia internazionale è stata resa possibile grazie al sostegno della International Progressive MS Alliance, di cui l’Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) è colonna portante. Il lavoro di squadra ha permesso di filtrare il database iniziale di 1.500 molecole fino ad arrivare a una “shortlist” di sei composti, tra i quali bavisant è emerso come il vincitore assoluto per efficacia e potenziale rigenerativo.

I risultati dello studio su Science Translational Medicine

La pubblicazione dei dati sulla prestigiosa rivista scientifica conferma la solidità delle evidenze raccolte. Bavisant non si limita a proteggere passivamente le cellule superstiti, ma riduce attivamente l’infiammazione e incoraggia gli oligodendrociti a ricostruire la mielina perduta. Paola Panina, docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, ha spiegato che per la prima volta è stato dimostrato come un approccio computazionale e biologico integrato possa tradursi in una speranza concreta per chi soffre di sclerosi multipla. La piattaforma validata dal team di ricerca resterà ora a disposizione della comunità scientifica per testare altre molecole potenzialmente utili.

Verso la clinica: l’ultimo miglio per i pazienti

Nonostante l’entusiasmo, la comunità scientifica mantiene il rigore necessario. Il prossimo passo sarà l’ottimizzazione della formulazione del farmaco per avviare gli studi di efficacia direttamente sull’uomo. Gianvito Martino, direttore scientifico del San Raffaele, ha sottolineato come la scommessa fatta nel 2017 sull’unione tra intelligenza artificiale e staminali sia stata vinta. Oltre al bavisant, la piattaforma ha identificato altri 30 candidati potenziali, creando un vero e proprio “tesoretto” di molecole che potrebbero essere utilizzate in futuro per combattere la neurodegenerazione.

Il ruolo fondamentale delle associazioni e dei finanziamenti

La ricerca strategica finanziata dalla Fism (Fondazione Italiana Sclerosi Multipla) dimostra quanto sia vitale il contributo dei donatori e delle associazioni pazienti. Mario Alberto Battaglia, presidente della fondazione, ha ribadito che investire in modelli di ricerca condivisi è l’unica strada per trasformare la conoscenza pura in cure accessibili. Per le persone che convivono quotidianamente con la sclerosi multipla, questa scoperta rappresenta non solo un progresso tecnico, ma la prova che la scienza sta finalmente imparando a riparare ciò che la malattia distrugge, aprendo la strada a un futuro di maggiore autonomia e dignità.

(Lus/Adnkronos Salute)

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