Boom di contagi e scarsa prevenzione preoccupano gli esperti
Crescono in modo costante le infezioni sessualmente trasmesse in Italia, con un aumento trainato dalle fasce più giovani. Clamidia, sifilide, gonorrea e Hiv stanno raggiungendo livelli che allarmano la sanità pubblica, dopo anni di apparente stabilità. Nel 2023, secondo l’ECDC, nell’Unione europea sono stati segnalati quasi 97mila casi di gonorrea, con un incremento del 31% rispetto all’anno precedente. Dati confermati in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla rete Simast, che evidenziano una crescita generalizzata di tutte le principali IST, in particolare tra i 15 e i 29 anni.
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La clamidia colpisce il 7% delle giovani sotto i 25 anni, contro l’1% delle over 40. La gonorrea è aumentata del 50% tra il 2021 e il 2022, mentre la sifilide segna un +20%, secondo i dati Iss/Coa. Un quadro che riflette un mutamento sociale più che biologico: l’età del primo rapporto si abbassa, ma la consapevolezza dei rischi resta scarsa.
Uno studio HBSC, coordinato in Italia dall’Iss e dall’OMS, mostra che solo il 65,9% dei ragazzi e il 56,8% delle ragazze di 17 anni usa il profilattico. Una fiducia eccessiva nella contraccezione ormonale e una percezione distorta del pericolo contribuiscono alla diffusione. I medici avvertono che il contagio si concentra nei contesti giovanili, alimentato da sesso occasionale, uso di sostanze e anonimato delle app, che rendono difficile ogni tracciamento.
La Simast, alla vigilia del suo XI Congresso nazionale a Firenze, avverte che le infezioni sessualmente trasmesse sono tornate un’emergenza di salute pubblica, non solo per la ripresa di clamidia, sifilide e gonorrea, ma anche per l’emergere di nuove patologie.
Negli ultimi anni si è allargato il panorama delle infezioni: accanto ai casi di monkeypox, riemergono tigne genitali, epatiti a trasmissione sessuale e infezioni oro-anali. “Il monkeypox – spiega Luigi Pisano dell’Ospedale Piero Palagi di Firenze – mostra oggi forme atipiche con poche lesioni localizzate e sintomi lievi”. Gli esperti segnalano anche un aumento delle infezioni gastrointestinali a trasmissione sessuale, legate a pratiche orali-anali e resistenti ai principali antibiotici.
A complicare la situazione, la diffusione della Tinea genitalis, infezione fungina del pube causata da Trichophyton indotineae, resistente ai comuni antifungini. La Simast introduce il concetto di antimicotico-resistenza, che si affianca alla già nota antibiotico-resistenza della gonorrea e del Mycoplasma genitalium.
Molte IST restano invisibili: la metà dei contagi non viene diagnosticata per paura o vergogna. Secondo il ginecologo Marco Grassi dell’Ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno, “le infezioni possono essere asintomatiche ma causare complicanze gravi, come infertilità o aborti spontanei”. Gli esperti raccomandano screening regolari per donne sotto i 25 anni, uomini che hanno rapporti con altri uomini e chi ha nuovi partner o sintomi sospetti.
I test più affidabili restano quelli molecolari (NAAT) per clamidia e gonorrea e i sierologici per Hiv, sifilide ed epatite B. Tuttavia, in Italia l’accesso ai consultori è ancora diseguale, con pochi centri anonimi e gratuiti. Per la Simast, serve un sistema di “test senza barriere” e un piano di prevenzione primaria, basato su preservativo, vaccinazioni e diagnosi precoce.
Il preservativo, ricordano i medici, resta lo strumento più efficace ma non garantisce protezione totale da infezioni come herpes o papillomavirus (HPV). Fondamentale il trattamento simultaneo dei partner e l’astensione dai rapporti non protetti fino alla guarigione.
Alla base dell’aumento delle IST c’è una carenza culturale: l’educazione sessuale nelle scuole italiane è ancora frammentaria e discontinua. Come evidenziano gli esperti della Simast, le infezioni sessuali sono un indicatore della maturità sanitaria del Paese. L’obiettivo della società è uniformare la gestione clinica e potenziare la sorveglianza nazionale.
(Demografica/Adnkronos)



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