Endometriosi: l’Umbria reclama riforme a tutele delle donne

Endometriosi: l'Umbria reclama riforme a tutele delle donne
Una battaglia di civiltà per la salute delle donne

Il prossimo sabato 28 marzo 2026 segnerà un momento di riflessione globale con la celebrazione della Giornata Mondiale dell’Endometriosi. In vista di questo appuntamento, i consiglieri regionali del Partito Democratico, Francesco Filipponi e Maria Grazia Proietti, hanno sollevato con forza il tema della protezione sanitaria per le cittadine umbre. La patologia, di natura cronica e infiammatoria, non rappresenta solo una sfida medica individuale, ma un vero e proprio problema di sanità pubblica. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, il disturbo colpisce una quota significativa della popolazione femminile, oscillante tra il 10 e il 15 per cento delle donne in età fertile. In Umbria, la diffusione del fenomeno richiede un potenziamento immediato delle strategie di prevenzione per intercettare precocemente i sintomi ed evitare il peggioramento delle condizioni cliniche.

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Oltre al dolore fisico, le pazienti devono affrontare barriere economiche che minano la stabilità dei nuclei familiari. Studi condotti dalla Fondazione Italiana Endometriosi rivelano che il costo annuo medio per la gestione di questa condizione sfiora i 9.600 euro per singola donna. Questi oneri derivano non solo dalle terapie farmacologiche e dagli interventi specialistici, ma anche dalle ricadute dirette sulla vita produttiva. Le statistiche evidenziano come una donna su quattro subisca rallentamenti significativi nel proprio percorso formativo o nella progressione della carriera professionale. Il dolore pelvico cronico riduce inevitabilmente la produttività, creando un solco di disuguaglianza nel mercato del lavoro che penalizza chi non riceve un supporto assistenziale adeguato. Per tali ragioni, il Gruppo del Pd insiste sulla necessità di una rete di protezione che vada oltre la semplice prestazione medica.

Un ostacolo insormontabile per molte lavoratrici è rappresentato dall’attuale normativa previdenziale, che spesso non riconosce la reale gravità dello stato patologico. Le attuali tabelle ministeriali utilizzate dall’Inps fissano le percentuali di invalidità in un range compreso tra il 10 e il 35 per cento. Tale forbice è considerata dai consiglieri regionali del tutto insufficiente a garantire tutele lavorative e permessi assistenziali consoni alla sintomatologia invalidante.

Molte pazienti si ritrovano così scoperte dal punto di vista legislativo, costrette a lavorare in condizioni di sofferenza estrema per non perdere il proprio impiego. Filipponi e Proietti concludono sottolineando l’importanza di trasformare la data del 28 marzo in un motore di cambiamento per il territorio umbro.

L’obiettivo è promuovere campagne di informazione capillari che possano finalmente abbattere i pregiudizi e garantire riforme concrete che pongano il benessere della donna al centro dell’agenda politica regionale.

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