Terapie long acting HIV riducono fallimenti clinici

Terapie long acting HIV riducono fallimenti cliniciInnovazione sanitaria rilancia presa in carico a Roma

In Italia si stimano circa 150mila persone che vivono con HIV e il Lazio è tra le regioni con la più alta incidenza di nuove diagnosi, secondo i dati del Centro Operativo AIDS dell’ISS. In questo scenario, i risultati dello studio internazionale LATITUDE, pubblicato sul New England Journal of Medicine, rilanciano il ruolo delle terapie iniettabili a lunga durata d’azione, dimostratesi superiori nel ridurre il rischio di fallimento terapeutico nelle persone con difficoltà di aderenza.

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Il confronto scientifico-istituzionale “HIV Call 2025-2026. Regione Lazio: nuove opportunità di gestione per l’emergenza sanitaria silente” si è svolto all’Istituto Luigi Sturzo, riunendo specialisti, rappresentanti istituzionali e terzo settore. In apertura i saluti del presidente del Consiglio regionale del Lazio Antonello Aurigemma.

Una nuova fase nella gestione dell’infezione

Le terapie antiretrovirali hanno trasformato l’HIV in una condizione cronica controllabile. La soppressione virale consente una vita lunga e riduce la trasmissibilità. Tuttavia la necessità di assumere quotidianamente farmaci può incidere sull’aderenza e alimentare stigma. La mancata continuità terapeutica espone al rischio di fallimenti clinici e progressione dell’infezione.

Le formulazioni long acting, somministrate per via iniettiva con intervalli fino a due mesi, superano il modello della compressa quotidiana. Il trattamento diventa programmato e monitorato dal centro clinico. Si rafforza il controllo sanitario. Si riduce il peso psicologico legato all’assunzione giornaliera.

L’impegno del Lazio

La Regione Lazio punta a rafforzare prevenzione e diagnosi precoce. L’obiettivo è intercettare le fasce più esposte e garantire continuità di cura. Il Lazio resta tra le aree con maggiore incidenza di nuove diagnosi. L’attenzione istituzionale si concentra su screening mirati e presa in carico tempestiva.

Studio LATITUDE: dati decisivi

Il trial ha coinvolto 306 persone con persistente viremia e difficoltà di aderenza alla terapia orale. A 48 settimane il trattamento iniettabile mensile con cabotegravir e rilpivirina ha ridotto il fallimento terapeutico al 22,8%, rispetto al 41,2% della terapia orale standard. Un divario netto. Un risultato che apre nuove prospettive cliniche.

Il professor Massimo Andreoni, membro del Consiglio superiore di sanità, evidenzia il valore epidemiologico del dato: oltre tre quarti dei pazienti difficili hanno raggiunto il controllo virologico. Un impatto diretto sulla diffusione del virus.

Riorganizzare l’assistenza

L’introduzione delle terapie long acting impone un cambio di modello. Servono agende dedicate. Personale formato. Integrazione tra ospedale e territorio. Monitoraggio costante.

All’INMI Spallanzani di Roma il direttore clinico Andrea Antinori sottolinea che l’innovazione non è solo farmacologica ma organizzativa. La somministrazione programmata rafforza il legame con il centro clinico e migliora la qualità di vita.

La gestione dell’HIV entra così in una fase nuova. L’innovazione terapeutica diventa leva per contenere l’emergenza sanitaria silente e consolidare il controllo dell’infezione nel territorio laziale.

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