Iniziative e dati aggiornati delineano il quadro nazionale a Bologna
Le malattie tropicali neglette stanno emergendo come una delle sfide sanitarie più complesse del nostro tempo, con oltre un miliardo di persone coinvolte a livello mondiale e un impatto che non risparmia più i Paesi ad alto reddito. Il 30 gennaio, il World Ntd Day richiama l’attenzione su un gruppo eterogeneo di 21 patologie spesso ignorate, che spaziano dalla scabbia alla rabbia, fino a forme gravi come l’elefantiasi. L’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità trova eco anche in Italia, dove il fenomeno assume contorni sempre più articolati.
Un’emergenza sanitaria ancora sottostimata
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Secondo l’Istituto superiore di sanità, la risposta globale alle Ntd continua a soffrire di finanziamenti insufficienti, ritardi diagnostici e scarsa consapevolezza clinica. L’approccio “One Health”, che integra salute umana, animale e ambientale, viene indicato come la strategia più efficace per contenere patologie che non rispettano confini geografici e che si intrecciano con cambiamenti climatici, mobilità internazionale e trasformazioni ambientali.
Nel contesto italiano, la mappa epidemiologica è frammentata: alcune infezioni vengono acquisite sul territorio, altre arrivano attraverso viaggiatori di ritorno da aree endemiche. La reale dimensione del fenomeno rimane difficile da definire, complice la mancanza di sorveglianze dedicate e la limitata esperienza clinica su malattie rare o poco note.
I dati nazionali e l’evoluzione delle minacce
Tra il 2011 e il 2016, l’Iss ha registrato 7.375 diagnosi riconducibili alle malattie tropicali neglette. Le più frequenti risultano essere la Leishmaniosi (2.510 casi), la Schistosomiasi (circa 2.129), la Strongiloidosi (925), la malattia di Chagas (598) e la Dengue (613).
Particolare attenzione è rivolta alle arbovirosi, trasmesse dalle zanzare Aedes. Nel 2025 sono stati documentati 469 casi di Chikungunya, di cui 384 autoctoni, e 217 casi di Dengue, confermando la crescente capacità dei vettori di stabilirsi e diffondersi anche in aree temperate.
Accanto alle nuove minacce, persistono patologie storicamente radicate nel territorio italiano. L’echinococcosi cistica ha generato 24.651 ospedalizzazioni tra il 1997 e il 2021, mentre nel 2023 è stato identificato in Nord Italia il primo caso autoctono di echinococcosi alveolare, una forma particolarmente aggressiva che colpisce gli organi interni con dinamiche simili a quelle di una neoplasia.
Reti di ricerca e iniziative sul territorio
Per affrontare un quadro così complesso, l’Italia ha istituito un network nazionale che riunisce università, ospedali e società scientifiche come Soipa e Simet, con l’obiettivo di coordinare ricerca, formazione e sorveglianza.
In occasione del World Ntd Day, diverse iniziative sono state organizzate in varie città. A Bologna, fino al 31 gennaio, si svolgono giornate di approfondimento promosse dal Policlinico Sant’Orsola, dall’Università di Bologna, dal Servizio Sanitario dell’Emilia Romagna e da Aifo Ets. L’11 febbraio, il gruppo giovani Y-In-Ntd proporrà un webinar dedicato al legame tra malattie neglette, cambiamenti climatici e aree di conflitto.
Il ruolo strategico dell’Istituto superiore di sanità
L’Iss continua a rappresentare un punto di riferimento nella gestione delle Ntd attraverso attività di ricerca, monitoraggio dei vettori e valutazione del rischio nei principali punti di ingresso del Paese, come porti e aeroporti. Su mandato del Ministero della Salute, l’Istituto analizza costantemente la possibile introduzione di nuovi patogeni virali ed esotici, contribuendo alla definizione delle strategie nazionali di prevenzione.
L’eccellenza italiana è riconosciuta anche a livello internazionale: l’Iss è centro di collaborazione Oms per l’echinococcosi e laboratorio di riferimento europeo per parassiti, elminti e protozoi, confermando il ruolo del Paese nella rete globale di sorveglianza.

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