Il nuovo defibrillatore sottosternale debutta a Milano
MILANO, 28 gennaio 2026– Una nuova frontiera della medicina d’urgenza è stata tracciata presso l’ASST Fatebenefratelli-Sacco, dove l’elettrofisiologia ha compiuto un balzo tecnologico senza precedenti, come riporta il comunicato di Elisabetta Benini Ufficio Stampa FBF Sacco. Per la prima volta, è stato portato a termine l’impianto di un defibrillatore extravascolare sottosternale di ultimissima generazione, l’Aurora EV-ICD, operando in una struttura non dotata di cardiochirurgia in loco. Questo traguardo non rappresenta solo un successo clinico isolato, ma convalida un modello organizzativo rivoluzionario. La capacità di eseguire procedure così complesse e salvavita anche in presidi ospedalieri meno centralizzati permette di abbattere le barriere geografiche della cura, garantendo una protezione immediata a chiunque rischi un arresto fatale, indipendentemente dalla dotazione strutturale del centro di riferimento.
La tecnologia aurora: il cuore protetto senza contatto venoso
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Il dispositivo impiantato è un gioiello di bioingegneria che cambia radicalmente l’approccio alla prevenzione delle aritmie letali. A differenza dei modelli tradizionali, che richiedono il passaggio di cavi elettrici attraverso le vene fino all’interno delle cavità cardiache, questo sistema agisce dall’esterno. L’elettrocatetere viene inserito in uno spazio millimetrico sotto lo sterno, restando fuori dal cuore ma abbastanza vicino da monitorarne ogni battito. Questa collocazione strategica elimina alla radice i pericoli di infezioni sistemiche o di ostruzioni dei vasi sanguigni, complicazioni che spesso affliggono i pazienti portatori di pacemaker o defibrillatori classici nel lungo periodo.
Un’alleanza tra specialisti per una chirurgia mininvasiva
L’intervento è stato il risultato di una perfetta sincronia tra diverse eccellenze mediche. Il team guidato dal dottor Giovanni Forleo, primario della struttura milanese, ha lavorato fianco a fianco con il chirurgo toracico Daniel Di Mattia del Sacco. Insieme, hanno posizionato il generatore sotto l’ascella del paziente attraverso una tecnica micro-invasiva. Il Professor Maurizio Viecca, che dirige il Dipartimento di Cardiologia, ha sottolineato come questo intervento consolidi l’azienda sanitaria come punto di riferimento nazionale per la diffusione di tecnologie che non sono solo d’avanguardia, ma anche profondamente sostenibili. L’autonomia del dispositivo, che supera gli undici anni, e la sua capacità di intervenire con impulsi elettrici impercettibili prima di dover ricorrere allo shock, offrono al paziente una qualità di vita eccezionale.
L’urgenza di agire contro la minaccia invisibile degli under 60
La rilevanza di questa innovazione si comprende guardando i numeri drammatici che riguardano la salute cardiovascolare. La cessazione improvvisa del battito è la prima causa di morte tra i cittadini che non hanno ancora compiuto sessant’anni, pesando per la metà di tutti i decessi legati a problemi di cuore. Si tratta di una strage silenziosa che, per incidenza, supera la somma delle vittime causate da incidenti stradali, violenza e numerose patologie oncologiche. In questo scenario, il fattore tempo è tutto: senza un intervento elettrico immediato, il 92% di chi viene colpito da arresto non sopravvive oltre i primi minuti. Dispositivi come l’Aurora EV-ICD diventano dunque dei veri e propri angeli custodi tecnologici, pronti a rianimare il muscolo cardiaco in tempo reale.
Verso un nuovo standard di accessibilità ospedaliera
Il successo ottenuto a Milano apre la strada a una nuova era per le cardiologie italiane. Dimostrare che un impianto di tale complessità possa essere gestito con sicurezza in ospedali senza cardiochirurgia “on-site” significa poter delocalizzare la prevenzione d’eccellenza. Questo approccio riduce il carico sui grandi hub chirurgici e accorcia le liste d’attesa per i soggetti più fragili. La medicina del futuro, come dimostrato dall’equipe di Forleo e Di Mattia, non si basa solo sulla potenza del macchinario, ma sulla capacità di integrare competenze diverse per rendere l’alta tecnologia un bene comune, sicuro e capillarmente distribuito sul territorio urbano e provinciale.

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