Una nuova specie responsabile di epidemie letali a Kampala
Nel novembre 2008, i ricercatori del CDC di Atlanta insieme a esperti dell’Uganda Virus Research Institute, del ministero della Salute ugandese e della Columbia University hanno annunciato l’identificazione di una nuova specie di ebolavirus. La comunicazione è giunta attraverso una pubblicazione sulla rivista PLoS Pathogens. Gli scienziati avevano caratterizzato l’agente patogeno responsabile di un’epidemia di febbre emorragica che aveva colpito l’Uganda occidentale esattamente dodici mesi prima, nel novembre 2007.
Il focolaio iniziale nel distretto di Bundibugyo
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L’epidemia aveva interessato principalmente il distretto di Bundibugyo e le aree circostanti, con circa quaranta decessi. I casi si concentravano nei comuni di Bundibugyo e Kikyo. Inizialmente, gli esperti raccolsero ventinove campioni di sangue provenienti da persone con sintomi sospetti. Questi campioni vennero inviati nei Centri per il Controllo delle Malattie mediante due spedizioni aeree per essere sottoposti ad analisi approfondite.
I test diagnostici e la sequenza genica
La rilevazione dell’infezione avvenne attraverso test reattivi, sebbene gli otto campioni positivi inizialmente non reagissero ai test specifici per gli ebolavirus e i marburgavirus allora noti. I ricercatori riscontrarono una difficoltà inaspettata: la natura particolare di questo virus non si adattava agli approcci diagnostici tradizionali né alle metodiche di sequenziamento genomico disponibili. Tuttavia, grazie a una tecnica sviluppata di recente, gli scienziati riuscirono a determinare la sequenza di oltre il 70% del genoma virale in meno di dieci giorni. Tale risultato rappresentò un passo cruciale sia per lo sviluppo rapido di test diagnostici sul campo sia per il completamento dell’intero sequenziamento. Il virus si differenziava per oltre il 30% a livello genetico dalle altre specie di ebolavirus conosciute. La comunità scientifica denominò provvisoriamente il patogeno Bundibugyo ebolavirus, nome che è rimasto invariato negli anni successivi.
Una comunità preoccupata per lo stigma geografico
Il nome della nuova specie virale ha generato polemiche significative nella popolazione ugandese. Alan Kasujja, responsabile dell’Uganda Media Centre, ha criticato pubblicamente la scelta su X, sottolineando che Bundibugyo rappresenta un luogo ricco di bellezze naturali non meritevole di essere associato a una malattia letale. Ron Kazooba Kawamara, amministratore delegato di una società di investimenti con sede a Kampala, ha espresso preoccupazioni simili, temendo che il nome del virus comprometta l’immagine del distretto e del suo patrimonio turistico.
Il distretto in questione si estende per meno di quattrocento chilometri da Kampala, in una zona dell’Uganda occidentale caratterizzata dal Rift Albertino. L’area è rinomata per le coltivazioni di cacao, i paesaggi montani del Rwenzori, le antiche montagne della Luna, e i geyser naturali con le relative sorgenti termali. Considerando le linee guida pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2015 per minimizzare gli effetti negativi sulla percezione di territori e comunità, molti ugandesi ritengono che il nome avrebbe dovuto essere scelto diversamente o modificato retroattivamente.
Un fenomeno virale mondiale con precedenti geografici
In realtà, i nomi geografici legati ai virus non rappresentano un’eccezione. Il virus Ebola stesso prende il nome da un fiume congolese nelle vicinanze del quale si verificarono i primi casi documentati. La specie più diffusa di ebolavirus porta il nome Zaire, coincidente con l’antica denominazione della Repubblica Democratica del Congo. Analogamente, il virus Sudan, un’altra specie di ebolavirus, deve il suo nome al fatto di essere stato intercettato per la prima volta nel Sud Sudan. Pertanto, la pratica di legare geograficamente i patogeni ai territori dove sono stati scoperti per la prima volta rimane una consuetudine consolidata nella virologia.
La storia epidemiologica sino ad oggi
Da quell’epidemia di novembre 2007, il Bundibugyo ebolavirus, classificato come una delle sei specie conosciute di Orthoebolavirus, si è manifestato solamente in un’altra occasione prima dell’attualità. Nel 2012 si verificò un secondo focolaio a Isiro, nella Repubblica Democratica del Congo, con trentotto casi confermati in laboratorio e tredici decessi, sebbene le segnalazioni includenti casi probabili e sospetti riportassero cifre superiori. L’epidemia ugandese del 2007-2008 aveva provocato centotrenta casi segnalati e quarantadue decessi, con un tasso di mortalità compreso tra il 34 e il 40 percento.
Emma Thompson, professoressa di Malattie infettive presso il Mrc-University of Glasgow Centre for Virus Research, sottolinea che sebbene questi tassi di mortalità risultino inferiori rispetto ad altre epidemie causate da ebolavirus, rimangono comunque estremamente gravi. La malattia da virus Bundibugyo non rappresenta un’infezione lieve, ma una patologia a elevata gravità clinica.

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