Acalabrutinib rivoluziona la cura dei tumori linfatici

Acalabrutinib rivoluziona la cura dei tumori linfatici

Nuovi studi confermano efficacia e cambiano lo standard

La molecola acalabrutinib, inibitore di BTK di seconda generazione, si candida a trasformare radicalmente lo standard terapeutico dei tumori del sistema linfatico. I dati presentati al Congresso dell’American Society of Hematology delineano un futuro in cui la leucemia linfatica cronica (LLC) e il linfoma mantellare potranno essere trattati con approcci più mirati e meno gravosi per i pazienti.

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Lo studio AMPLIFY ha mostrato che il 90% dei pazienti con LLC trattati in prima linea con acalabrutinib e venetoclax, in regime orale e a durata fissa, rimane libero da terapia a tre anni. Un risultato che segna un passo avanti rispetto ai protocolli tradizionali. Parallelamente, lo studio ECHO ha evidenziato come l’associazione di acalabrutinib con bendamustina e rituximab riduca del 24% il rischio di ricorrere a terapie successive o di decesso e del 40% quello di progressione precoce. Infine, lo studio TRAVERSE ha aperto la strada a un trattamento senza chemioterapia per il linfoma mantellare, con una risposta globale del 95% grazie alla combinazione acalabrutinib, venetoclax e rituximab.

La leucemia linfatica cronica, la forma più diffusa tra gli adulti, registra in Italia circa 2.750 nuovi casi ogni anno. È caratterizzata dall’accumulo di linfociti B anomali nel sangue, nel midollo e negli organi linfatici. Secondo Antonio Cuneo, direttore dell’Ematologia di Ferrara, la chemio-immunoterapia è ormai superata dalle terapie mirate, rendendo la LLC “sempre più curabile”.

Per il linfoma mantellare, patologia che colpisce soprattutto anziani, Enrico Derenzini dell’Istituto Europeo di Oncologia sottolinea i progressi ottenuti con acalabrutinib in combinazione con chemio-immunoterapia: miglioramenti nei tempi di progressione, nei tassi di risposta e una tendenza positiva nella sopravvivenza globale.

Questi risultati consolidano l’idea che acalabrutinib possa diventare un pilastro nelle cure di prima linea, offrendo ai pazienti prospettive di vita più lunghe e di qualità superiore.

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