Radioterapia stereotassica a Milano rivoluziona cura aritmie

A Milano la radioterapia nuove vie contro aritmie gravi

La radioterapia applicata alle aritmie cardiache maligne sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella pratica clinica, e a Milano arriva una conferma significativa grazie ai risultati dello studio Stra‑Mi‑Vt. La ricerca, condotta dal Centro Cardiologico Monzino in collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia, documenta come una singola seduta di radioterapia stereotassica possa ridurre in modo marcato gli episodi di tachicardia ventricolare nei pazienti più fragili, quelli che non rispondono alle terapie convenzionali.

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I dati, pubblicati sulla rivista scientifica Europace, riguardano venti pazienti con aritmie particolarmente aggressive e refrattarie ai trattamenti standard. A un anno dalla procedura, oltre l’80% ha mostrato un netto miglioramento del quadro clinico, con una riduzione significativa degli episodi aritmici. Un risultato che, secondo i ricercatori, supera in molti casi l’efficacia delle tecniche tradizionali, aprendo una prospettiva terapeutica completamente nuova.

Gli specialisti del Monzino sottolineano come questa metodica rappresenti una risposta concreta per persone con cardiopatie severe, spesso reduci da infarto o affette da patologie primitive del miocardio, che vivono episodi ricorrenti di aritmie ventricolari potenzialmente letali. Anche la presenza di un defibrillatore impiantabile non sempre garantisce protezione dalla morte improvvisa, un fenomeno che in Italia colpisce oltre 50mila persone ogni anno. Per molti di questi pazienti, l’ablazione transcatetere – pur essendo un trattamento efficace – risulta impraticabile a causa della complessità del quadro clinico.

Secondo Corrado Carbucicchio, responsabile dell’Unità dedicata alle aritmie ventricolari del Monzino e ideatore dello studio, i risultati ottenuti rappresentano un punto di svolta. Il medico evidenzia come l’esperienza maturata negli ultimi anni, unita alla collaborazione tra aritmologi, radio‑oncologi, esperti di imaging e fisici sanitari, abbia permesso di definire un approccio terapeutico completamente nuovo. A livello internazionale, circa 300 pazienti sono stati trattati con questa tecnica, anche se solo una parte all’interno di studi controllati. Il contributo milanese, per metodologia e complessità dei casi, è considerato tra i più rilevanti.

La forza della procedura risiede nella capacità di identificare con precisione millimetrica il tessuto cardiaco responsabile dell’aritmia. L’integrazione tra mappe elettroanatomiche e immagini radiologiche avanzate, elaborate con algoritmi dedicati, consente di individuare il cosiddetto “target aritmogeno” e di colpirlo con un’unica dose di radiazioni ad alta precisione. Questo approccio permette di massimizzare l’efficacia terapeutica riducendo al minimo i rischi per il paziente.

Il Monzino, da anni impegnato nello sviluppo di tecniche innovative per il trattamento delle aritmie, considera lo Stra‑Mi‑Vt un passo decisivo verso una nuova strategia di cura. Gli esperti ritengono plausibile che, in un futuro prossimo, anche pazienti con forme meno drammatiche di aritmia possano beneficiare della radioterapia stereotassica, ampliando così la platea dei candidati a questo trattamento non invasivo.

Barbara Jereczek, direttore della Radioterapia dello IEO e co‑responsabile dello studio, sottolinea come l’interesse verso questa metodica stia crescendo rapidamente anche in altri centri cardiologici. Le principali società scientifiche europee e italiane stanno già lavorando alla definizione delle prime linee guida, basandosi anche sui dati raccolti a Milano. Un segnale che conferma come la radioterapia, tradizionalmente associata all’oncologia, stia trovando un ruolo sempre più solido anche nella cardiologia interventistica.

Con l’avanzare delle ricerche e l’espansione delle collaborazioni internazionali, la radioterapia applicata alle aritmie potrebbe diventare una delle innovazioni più significative degli ultimi anni nel trattamento delle patologie cardiache ad alto rischio. Milano, con il lavoro congiunto del Monzino e dello IEO, si conferma uno dei poli più attivi e influenti in questo nuovo scenario terapeutico.

(Redazione/Adnkronos)

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