Definito il modello unico ospedale-territorio in Umbria
La definizione di una rete regionale strutturata per la gestione delle ferite di difficile guarigione è stata al centro dell’incontro che si è svolto a Perugia, dove professionisti provenienti da tutta Italia hanno analizzato come rendere più efficace il collegamento tra ospedali e servizi territoriali. Il progetto, guidato da Marino Cordellini, responsabile della Chirurgia Plastica e Ricostruttiva della Usl Umbria 1, punta a creare un sistema stabile che permetta a ogni distretto sanitario di attivare équipe multiprofessionali capaci di seguire i pazienti anche dopo la dimissione, in particolare nell’ambito dell’Assistenza domiciliare integrata.
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Il documento operativo è stato illustrato durante il convegno nazionale dedicato al trattamento delle ulcere infette nell’era dell’antibiotico-resistenza, ospitato all’auditorium dell’Hotel Giò. L’iniziativa ha riunito specialisti, dirigenti sanitari e rappresentanti istituzionali, offrendo un confronto diretto sulle criticità che ancora rallentano la presa in carico dei pazienti con lesioni complesse.
Nel corso della tavola rotonda, Emanuele Ciotti, Stefania Proietti e Daniela Donetti hanno evidenziato come l’Umbria stia lavorando alla definizione di reti cliniche per tutte le principali patologie, con l’obiettivo di rendere più lineari i percorsi diagnostico-terapeutici. Proietti ha richiamato il ruolo dell’innovazione come condizione imprescindibile per una sanità moderna, mentre Ciotti ha sottolineato che la costruzione di percorsi condivisi genera valore e riduce il rischio di trattamenti frammentati. Ha inoltre indicato nel teleconsulto e nell’uso dell’intelligenza artificiale i prossimi passaggi per avvicinare ulteriormente i servizi ai cittadini.
Il confronto è proseguito con gli interventi dei direttori sanitari Ottavio Alessandro Nicastro, Alfredo Notargiacomo e Domenico Montemurro, che hanno ribadito la necessità di un modello regionale capace di uniformare procedure, protocolli e strumenti. Il progetto, già avviato in parte presso l’ospedale di Assisi, prevede sedute settimanali distribuite nelle diverse strutture umbre, così da garantire continuità assistenziale e ridurre gli spostamenti dei pazienti.
La rete vulnologica proposta mira infatti a evitare il “pellegrinaggio sanitario” di chi cerca una risposta adeguata alla propria condizione clinica. Il sistema, basato su presa in carico tempestiva, collaborazione con i familiari e condivisione delle competenze, vuole diventare il riferimento regionale per il Wound Care. L’adozione di un linguaggio comune e di protocolli uniformi consente agli specialisti di operare in modo coordinato, utilizzando spazi operatori e tecnologie dedicate anche in strutture diverse dalla propria azienda sanitaria.
L’obiettivo finale è costruire un modello che renda la gestione delle ferite complesse più rapida, coerente e accessibile, riducendo sprechi di risorse e migliorando la qualità dell’assistenza in tutta la regione.



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