Cyberlegs, la robotica aiuta la riabilitazione il video della tecnologia


Cyberlegs, la robotica aiuta la riabilitazione il video della tecnologia

Le “protesi robotiche” offrono maggiori possibilità di muoversi soprattutto per le persone con amputati degli arti inferiori. Gambe bioniche ed esoscheletri possono essere un valido aiuto, specie perché la maggior parte di questi pazienti indossa protesi pesantissime.

In Italia, in Toscana, diversi ricercatori stanno testando gli esoscheletri che potrebbero cambiare la vita di molti, come ci racconta anche il Signor Daniele Bellini. Lui ha perso una gamba, 15 anni fa, in un incidente sul lavoro. Nonostante questo non ha mai smesso di guidare. Lo fa spesso per andare Centro di riabilitazione “Don Gnocchi” di Firenze. Ora è un volontario del progetto europeo “Cyberlegs”.

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A cool device for paraplegics developed @ScuolaSantAnna in collaboration with @inail_govhttp://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/tecnologie/2017/12/12/la-sedia-transformer-permette-ai-disabili-di-alzarsi-in-piedi-_1964e5b0-be12-4dc3-a7e6-4b1e29404350.html 

La sedia transformer, permette ai disabili di alzarsi in piedi – Scienza & Tecnica

La sedia a rotelle del futuro è robotica, cambia forma e hai ‘gambe robotiche’ che permettono alle persone con gravi problemi motori di spostarsi anche in piedi (ANSA)

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Quando la robotica aiuta la riabilitazione

La gamba robotica è uno dei prototipi che sono al vaglio dei test dei ricercatori. Il Signor Bellini, grazie a questo dispositivo, dopo solo due sessioni, riesce già a salire le scale, passo dopo passo: “Con la protesi che indosso di solito abitualmente, questo non è possibile, devo fare uno scalino alla volta perché è un amortizzatore, cioè uno scendendo va sopra e frena il passo, ma non riceve quella spinta verso l’alto che è necessaria per salire le scale.”

Al Centro di riabilitazione “Don Gnocchi” di Firenze abbiamo incontrato anche Baissa Abderrahman, anche lui amputato transfemorale. Indossa un altro prototipo: un esoscheletro pelvico mentre i ricercatori misurano gli sforzi fisici e cognitivi. “I pazienti con amputazioni di arto inferiore spensono molta, molta energia in più rispetto alle persone normali per camminare. Lo scopo di questo apperecchio pelvico e quello di fonire l’energia necessaria per rendere il cammino meno faticoso”, ci fa notare il Dottor Raffaele Molino Lova, Coordinatore Medico presso “Mare-Lab“.

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